L’AI doveva renderci creativi. E invece ci ha resi tutti uguali.

by Jessica Zanette

Ottobre 19, 2026

Sono ormai mesi che scorro Instagram, apro Facebook (sì, purtroppo mi tocca farlo per lavoro e no, non è vero che è morto), guardo gli eventi della mia zona o addirittura entro in un locale e, puntualmente, mi ritrovo davanti alla stessa locandina, che pure hanno avuto il coraggio di stampare in un bel formato A2.

Titolone gigante e spennellata colorata dietro alle parole più importanti. Font calligrafico rigorosamente in corsivo, box colorati con gli angoli arrotondati. Frecce, icone, stelline, sticker. Magari anche un testo inclinato, perché fa dinamico.

Cambia il logo, cambia il nome dell’evento, ma il resto è IDENTICO.

La cosa ironica è che tutti stanno usando l’intelligenza artificiale perché è più facile, veloce ed economico realizzare qualcosa in autonomia. Nella maggior parte dei casi, però, finiscono per ottenere l’effetto opposto a quello desiderato: invece di distinguersi, si ritrovano ad assomigliarsi tutti. E so bene che il problema non è ChatGPT in sé, né tantomeno l’idea di utilizzare l’AI per creare contenuti. Il punto è che, nel tentativo di semplificare il processo creativo, rischiamo di perdere proprio ciò che dovrebbe renderci riconoscibili.

La creatività aveva già un problema

C’è da dire che, secondo me, l’intelligenza artificiale ci sta semplicemente mostrando quanto l’idea di “grafica creativa” fosse, in un certo senso, già piena di cliché. Per anni abbiamo visto le stesse soluzioni ripetersi ovunque. Quando sono arrivati i template di Canva, per un periodo sembrava che ogni attività avesse scoperto la stessa manciata di layout, poi è arrivata l’era dei feed Instagram tutti coordinati, con le stesse palette minimal e gli stessi preset fotografici. Cambiavano i profili, ma a volte sembrava di guardare sempre lo stesso brand.

La differenza principale rispetto al passato è sicuramente la velocità. Prima certe estetiche si diffondevano gradualmente, attraverso template, tutorial e profili da cui prendere ispirazione. Oggi basta scrivere su ChatGPT “Creami una locandina moderna, creativa e accattivante” per ottenere in pochi secondi una grafica pronta da pubblicare, che ti dà questa sensazione di trovarti proprio di fronte a una cosa super creativa, ma che alla fine assomiglia a tutte le altre.

Anche perché, diciamocelo, moderna, creativa e accattivante sono tre aggettivi che 1) non si possono più sentire e 2) dicono tutto e niente. L’AI ha imparato di fatto ad associare determinati elementi a concetti come moderno, professionale e d’impatto e li restituisce in una grafica piuttosto discutibile in pochi secondi. Se non diamo allo strumento indicazioni più precise, un’identità da interpretare o qualcosa di davvero originale da cui partire, l’AI farà quello che sa fare meglio: proporci una soluzione plausibile, familiare e che probabilmente abbiamo già visto da qualche parte.

Il rischio di avere tutto, tranne che un’idea

Per un’attività, un locale o un brand, non è un dettaglio da poco. Se la tua locandina potrebbe promuovere indistintamente una serata in un pub, un festival musicale o l’inaugurazione di un centro estetico, forse non sta raccontando proprio un bel niente di te.

Saper generare una grafica per una locandina o un carosello per Instagram non significa saper costruire un’identità visiva. Esattamente come chiedere a ChatGPT una dieta non ti rende un* dietolog*. E io, di certo, non mi metto a montare pannelli fotovoltaici perché ho visto un tutorial su YouTube.

Dobbiamo smetterla di pensare che avere uno strumento del genere significhi saper fare un mestiere. Le competenze, l’esperienza e la sensibilità di chi quel mestiere lo conosce davvero fanno ancora la differenza. E affidarsi a un professionista, resta ancora oggi una gran bella idea.